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05 Dic 2016 - Capodanno in Abruzzo nell'ambito di Abruzzo Open Day 2016 
Per progetti, eventi, attività, manifestazioni e spettacoli

  • NATURA

    • La Fauna

      L'area della zona si presenta notevolmente diversificata per orografia del territorio e per tipologia di ambienti presenti che ospitano una ampia varietà di specie vegetali ed animali. E' qui accertata la presenza del 46% circa delle specie dei mammiferi della fauna italiana, il 32% degli uccelli nidificanti in Italia, il 17% dei rettili ed il 30% degli anfibi. Sono presenti 216 specie di vertebrati delle quali 43 specie comprendono le emergenze faunistiche presenti (specie endemiche, a rischio di estinzione minacciate o prioritarie).

      Nelle aree protette vivono specie a rischio di estinzione come l'orso marsicano, qui presente con 3-5 esemplari, specie come il lupo appenninico, l'aquila reale, il grifone, splendido avvoltoio reintrodotto dal Corpo Forestale dello Stato, il picchio dorsobianco e l'astore queste ultime specie oggi rare e in via di estinzione legate all'ambiente forestale che qui trovano ampie foreste dove nidificare. Pareti rupestri e falesie offrono habitat idonei alla nidificazione anche per il falco pellegrino, il gufo reale, il gracchio alpino, il rarissimo lanario.

      Alcune specie meno note ma tuttavia rarissime sono ancora presenti nell'area protetta, come la lepre italica e la Rosalia alpina, un coloratissimo coleottero legato a boschi maturi di faggio. L'area protetta è inoltre risultata dagli studi svolti in ambito nazionale tra le poche aree appenniniche idonee alla reintroduzione del camoscio appenninico.

      Fra i mammiferi, oltre all'Orso Marsicano ed al lupo appenninico sono presenti: il Gatto Selvatico, la Martora, il Cervo, il Capriolo, l'Istrice, il ghiro. Fra gli uccelli ricordiamo anche: il Martin pescatore, il Gracchio Corallino, lo Sparviero, il Corvo Imperiale, il Picchio muraiolo, il Picchio Verde, il Fringuello alpino, la Coturnice, l'Averla Piccola, la Tottavilla. Fra i rettili sono presenti, oltre alla rarissima Vipera Orsini, il Cervone, la Natrice, il Biacco. Fra gli anfibi sono segnalate la Salamandra Appenninica, la Salamandrina dagli Occhiali, il Tritone Appenninico, la Rana Rossa Appenninica, la Raganella Italica.

    • Vegetazione e Flora

      La zona  costituisce un bell'esempio di biodiversità floristica: 1.570 le specie sino ad oggi censite, raggruppate in 516 geni e 102 famiglie. Tra queste sono ben 116 le essenze floristiche censite che costituiscono delle emergenze (endemismi, relitti glaciali, specie a distribuzione disgiunta o frammentaria e specie rare) e comprendenti specie particolarmente rare come, l'Astragalus aquilanus presente unicamente in alcune aree montane abruzzesi e l'Adonis distorta presente unicamente in alcune aree dell'appennino centrale, notevoli sono inoltre le fioriture di orchidee, narcisi, nonché le rare peonie e la viola eugeniae. La vegetazione presente sulle pendici del Sirente è costituita in prevalenza da boschi di Faggio lungo il versante nord che si estendono per circa 12 km da Gagliano Aterno fino all'Anatella nei pressi dell'Altopiano delle Rocche. Altra pianta rara che costituisce un relitto glaciale è la Betulla, pianta nordica per eccellenza, presente sia nel Sirente che nel Velino.

      Mentre a quote più basse, al di sotto dei 1500 mt si trovano boschi misti di latifoglie con prevalenza di Roverella e carpino nero e presenza di diverse specie di Acero, di Sorbo montano, Cerro, oltre alle varie essenze del sottobosco come rosa selvatica, biancospini, prignoli, ginepri, ecc. Lungo la valle dell'Aterno predomina la vegetazione di sponda con Salici, Pioppi, ed altri. Sulle praterie poste più in alto è presente il Ginepro, la Sesleria apennina, mentre sulle coltri detritiche dei brecciai spicca il bianco Papavero alpino. Sulle praterie di Piano Canale si possono ammirare fioriture di Genziane di specie diverse ed una specie esclusiva del Sirente: il Geum heterocarpum. Ad ogni quota è possibile ammirare una straordinaria varietà di fioriture: il Giglio martagone il Giglio rosso, la Genziana maggiore, il Narciso selvatico, l'Orchidea sambucina gialla e rossa, Orchidea calabrese. Sull'Altopiano delle Rocche bellissimi in primavere i prati fioriti con i Narcisi dei Poeti. Sul Monte Velino, ha trovato il suo habitat la Pulsatilla alpina, denominata il "Fiore del Vento", osservato oltre i 2.000 metri di altezza sui prati a ridosso di ghiaioni e nevai.

      Abbondanti i frutti di bosco quali fragole, more, lamponi, ribes, uva spina. Da non dimenticare i funghi diffusi in tutto il Parco ed in particolare, per il Sirente va sottolineata la presenza nei querceti termofili del tartufo nero che, in particolare per l'Alta valle dell'Aterno, rappresenta un'importante risorsa economica. Infine, lo zafferano, coltura tipica dell'area di Fagnano e Tione.

    • Le origini geologiche

      Dal punto di vista geologico, è notevole nell'area del Consorzio la presenza del Mesozoico, con calcari organogeni del Cretaceo di cui è costituita la maggior parte dei massicci montuosi; sono presenti, comunque, anche calcari appartenenti al Giurassico. Le formazioni del Terziario, con calcari marnosi del Miocene Inferiore sono molto evidenti e rintracciabili, sia sul versante sud-ovest e più a nord della catena del Sirente, con detriti di falda montuosa, sia con la serie molassica del Miocene medio-superiore a ridosso degli Altopiani delle Rocche. Tuttavia, i terreni più recenti del Quaternario rivestono senza alcun dubbio, per la loro diversità di origine e di composizione, un ruolo primario nella determinazione della struttura morfologica dell'intera zona. Le manifestazioni di questo periodo geologico (depositi alluvionali, dei resti del glacialismo, del carsismo e dell'erosione fluviale) sono infatti quelle più chiaramente evidenti e più direttamente responsabili del paesaggio attuale. I depositi alluvionali, derivati da antichi laghi di origine glaciale, sono diventati ora splendidi altopiani incastonati tra le catene montuose. Ricordiamo, solo per citare i più vasti, il Piano di Pezza, l'Altopiano delle Rocche e quello di Campo Felice, i Prati del Sirente. Sul Sirente, sulla Magnola e sul Velino testimonia no l'antica presenza dei ghiacciai non solo i numerosi circhi glaciali sparsi qua e là sulle diverse cime, ma anche i resti delle relative morene che a volte si estendono, come sul versante nord-orientale del Sirente, anche per diversi chilometri

    • Fenomeno carsico

      Il carsismo è un fenomeno molto diffuso nell'area del Consorzio. L'elevata frequenza e facilità con cui si riscontrano inghiottitoi, grotte, doline, mostra quanto questo fenomeno sia, ancora oggi, particolarmente attivo. Fra le diverse manifestazioni carsiche, è di notevole interesse, nel bacino chiuso di Rocca di Cambio, l'inghiottitoio di Terranera, il cosiddetto Pozzo Caldaio, dove le acque della piana scompaiono, per poi riapparire, più ad est, nella risorgenza delle Grotte di Stiffe, ricche di concrezioni calcaree di particolare effetto scenografico e protette da un vincolo paesaggistico. Dalla grotta, che si raggiunge dalla frazione di Stiffe, in Comune di S. Demetrio Nè Vestini, l'acqua fuoriesce in un ambiente selvaggio con notevoli salti e balze rocciose, ricoperte di vegetazione erbacea ed arbustiva di notevole effetto suggestivo visivo e sonoro. Le acque a loro volta vanno ad arricchire la portata del fiume Aterno che attraversa la Valle dell'Aterno e la Valle Subequana.

      Rispetto al fenomeno del carsismo, indubbiamente meno esteso, è quello dell'erosione fluviale. Ma senz'altro non meno spettacolare, come dimostrano le Gole di Celano, lunghe circa 5 km, per molti tratti strettissime, e con pareti verticali alte spesso più di cento metri. Questo vero e proprio canyon, scavato dal torrente La Foce, in Valle d'Arano, a quota 1.300 m, a sud-est di Ovindoli, è posto anch'esso sotto un vincolo paesaggistico. Il torrente, che attraversa nel fondo il canyon, è ricco di acqua in primavera. Le ripide pareti delle gole, alte decine di metri, costituiscono un caratteristico habitat rupicolo, dove si insedia varia vegetazione e dove nidificano diverse specie di avifauna

      I Gruppi Montuosi

      Il gruppo Sirente-Velino costituisce una sorta di cerniera attraverso cui passano i flussi faunistici tra le diverse aree dell'Appennino. Ha una importanza topografica strategica, in quanto costituisce un imprescindibile raccordo tra i monti del Reatino, i Simbruini settentrionali, l'area del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (a sud-est) e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (a nord).

      I due massicci denotano diversità e somiglianze sia per la vegetazione che riveste le loro pendici sia con riferimento alle loro origini. Pur essendo separati dall'Altopiano delle Rocche, i due gruppi possono essere considerati unitariamente sia in riferimento alla stessa origine geologica e tettonica.

      Il gruppo del Velino si presenta in gran parte privo di vegetazione appariscente e con un predominio di aree semidesertiche, mentre la catena del Sirente (ad esclusione di alcune zone a sud e di vetta) ospita estese e rigogliose formazioni vegetali.

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