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06 Mar 2017 - ABRUZZO OPEN DAY EDIZIONE SUMMER 2017 
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  • LUCOLI

    • Il Paese

      Lucoli è una ridente vallata, situata ad un'altitudine che oscilla tra gli 800 e 1400 m. s.l.m.  Si estende per circa 11.000 ettari di territorio ed è il comune più vasto della Comunità Montana Amiternina ubicata nella provincia di L’Aquila.

      Confina ad Est con Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Bagno, ad Ovest con Sassa, a Nord con L'Aquila ed a Sud con Tornimparte. Il suolo, di natura calcareo-argillosa, non è molto idoneo alle colture intensive, ma adatto a quelle arboree, frutteti, querceti, ecc. La flora è costituita da boschi di piante tipiche dell'Appennino. Questa zona trae il suo nome proprio dalla fitta presenza di rappresentazione boschiva (Luculus = boschi).

      Il comune di Lucoli attualmente, conta circa 1000 abitanti ed è composto da quindici frazioni, disseminate sui fianchi della vallata e poste a destra e a sinistra del torrente Rio che attraversa interamente la valle.

      Quelle situate a destra del torrente sono:  Piaggia, Casavecchia, Colle, Spogna, Spognetta, Vado Lucoli, Lucoli Alto e Collimento. Le altre, poste a sinistra, sono: S. Andrea, S. Menna, Francolisco, S. Croce,  Prata, Peschíolo e Casamaina.

      Lucoli è  un centro turistico apprezzato, in estate, per la quiete di questi luoghi e per l'aria ancora pulita e, in inverno, per il complesso sciistico di Campo Felice, che è di sicuro uno dei più belli ed attrezzati del Centro-Italia.

      Il turismo è in crescente aumento e lo dimostra il sorgere di numerosi residence che ormai possono essere considerati dei nuovi paesi, come Prato Lonaro e Le Terrazze. Il Comune di Lucoli, oltre alla salubrità del clima e all'aspetto paesistico, vanta un'antica e gloriosa storia che affonda le proprie radici all'epoca degli antichi Sabini.

      Le prime testimonianze che rivelano insediamenti stabili sono costituite da alcuni resti di vie, caratteristiche dell'epoca sabina e ancora oggi ben visibili, tra i monti di Lucoli. I primi documenti concreti, che citano Lucoli come nome geografico, si riscontrano nel Medioevo, nel Chronicon Farfense (1062-1099) e in una bolla di Alessandro III del 1178. E' di questo periodo la costituzione della contea di Collimento sotto Odorisio, figlio di Berardo de' Marsi. Il conte Odorisio arricchì la sua contea con le donazioni all'Abbazia di San Giovanni Battista, un gioiello d'arte che ancora oggi può essere ammirato in tutto il suo splendore, ed è lustro e vanto di Lucoli. Tale contea rappresentò, dopo la caduta e la distruzione di Amiterno, Aveia e Forcona, uno dei più sicuri e validi complessi di difesa di tutto il circondario, ed inoltre era considerato il Castello più importante tra quelli soggetti allo Stato Pontificio.

      Nei secoli successivi, il contado si trasformò in Comune e partecipò alla fondazione della città di L'Aquila, operando e edificando nel quartiere di San Giovanni di Lucoli (l'attuale San Marciano) che si estendeva dalle case della Rivera in Via San Marciano. Dopo vicende di dissidi territoriali e sociali, nell'aggregato cittadino aquilano, inizialmente eterogeneo, ma subito divenuto arrogante, i castelli di origine si resero autonomi e Lucoli fu assegnato alla giurisdizione degli Oranges e dei suoi capitani.

      Alla fine del 1300, si distinse per il sostegno dato agli abitanti del proprio quartiere cittadino, insorto contro gli abusi della regina Giovanna I; più tardi esso subì le imposizioni e le pressioni di Carlo d'Angiò e col tempo, tutte le vessazioni abituali operate dalle varie autorità aquilane, finché, agli inizi del '500, queste persero la loro giurisdizione sui castelli. Lucoli, col suo contado fu venduto al capitano spagnolo Pietro Ossorio.

      Dal 1529, anno in cui Pietro Ossorio acquistò il castello di Lucoli, al 1806 anno in cui Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, abolì le feudalità con tutte le loro pertinenze, Lucoli fu venduto più volte, passando di mano in mano.

    • Arte e Cultura

      Il Comune di Lucoli, con le sue numerose ville custodisce notevoli strutture di interesse artistico e monumentale fra le quali emerge l'Abbazia benedettina di San Giovanni, con il suo caratteristico chiostro del 1077 e gli affreschi all'interno della chiesa; la chiesa di San Menna con affreschi del Bedeschini e del Gatti; la chiesa di San Michele di Lucoli Alto (sul colle omonimo, distrutta dal terremoto del 1915 e ricostruita) con affreschi di scuola giottesca; la chiesa della Beata Cristina da Lucoli e vari altri edifici sacri nelle diverse frazioni.

      Di grande importanza storica ed artistica è anche la croce processionale di Paolo di Meo Quatraro del 1377.

      Numerosi ed interessanti sono anche i palazzi gentilizi e le case con strutture medioevali, testimonianza di un notevole censo e di gusto raffinato.

       

      Abbazia  di S. Giovanni Battista
      Le sue origini risalgono al 1077. L'interno fu trasformato in barocco dopo il terremoto del 1703. Ha subito un restauro nel 1835 e il più recente del 1994 ha riportato la Basilica allo stile originario.

      L'abbazia si presenta, nel suo contesto ambientale, con un asse longitudinale della chiesa nord - sud, con una parete di fianco adagiata sulla curva di livello di una costa di collina con rapido pendio.

      Il prospetto anteriore, composto di un porticato a tre archi di cui quelli laterali a sesto acuto e terminante, all'estremo est, con una parasta svoltante, mancante in quello ovest. Su un fianco del prospetto si apre la porta di accesso al chiostro e convento che si trova al di sotto della quota d'ingresso tanto da presentarsi con una scalinata a scendere, per accedere al porticato inferiore, e una gradinata a salire, per accedere alle celle dei monaci site nel piano superiore anch'esso porticato.  Dal chiostro del convento è possibile accedere alla chiesa mediante un pianerottolo rialzato con portale con lunetta affrescata. Tutto l'impianto claustrale si presenta composto da vari corpi sottolineati da un movimento di tetti che evidenziano le aggiunte agli elementi originali avvenute in vari periodi.

      Entrando nella chiesa, il cui aspetto attuale è il risultato di un recente restauro, si legge il chiaro disegno dell'impianto costituito da tre navate spartite da pilastri ottagonali su cui poggiano archi a tutto sesto.

      La pilastratura di destra risulta essere più recente di quella di sinistra dovuta forse ad un crollo e facilmente riscontrabile per il grado di fattura nettamente inferiore rispetto a quello pregevolissimo di sinistra. La copertura è a due falde per la navata centrale e ad una per le laterali.  Entrambe sono lignee con capriate che danno respiro all'aula donandole splendore e grandiosità. La navata centrale termina con l'altare maggiore, preceduto da una balaustra di fine esecuzione, in marmi bicolori con linee e disegni prettamente barocchi.

      Di notevole importanza risultano essere gli affreschi presenti (rinvenuti nell'ultimo restauro) di cui alcuni attribuiti al De Litio.  Particolare interesse riveste l'Organo del Farina (1500) posizionato sulla parete d'ingresso della navata centrale come pregevoli sono anche il soffitto ligneo cassettonato e gli affreschi presenti nella Sagrestia. Opera pregevole è anche il campanile collegato alla chiesa attraverso un passaggio nella canonica.

      Il complesso di S. Giovanni Battista per le sue peculiarità architettoniche, le valenze artistiche e l'interessante lavoro di restauro a cui è stato sottoposto lo pongono come uno dei monumenti più importanti in campo nazionale

       

      Chiesa Della Beata Cristina

      Anticamente questa chiesa era così piccola da essere chiamata Cona. Vi si venerava un quadro della Madonna con il Bambino Gesù in braccio. Davanti a quella sacra immagine si prostrava la piccola Mattia Ciccarelli, colei che poi diventerà la Beata Cristina. Nel 1590, in quello stesso posto, la pietà dei fedeli eresse una sontuosa chiesa per accogliere le folle dei pellegrini che affluivano da ogni parte per venerare quel luogo santificato dalla presenza della Beata. La chiesa intitolata alla Beata agostiniana (1480-1519) è un interessante esempio di architettura religiosa arricchita da apparati decorativi nella facciata, nel campanile e all'interno dell'unica nave. L'edificio fu realizzato ad unica nave con volta a botte ribassata completamente affrescata.  La nave è spartita da una balaustra settecentesca che da spazio ad una profonda area presbiteriale occupata da due altari laterali oltre quello maggiore. Questa parte della chiesa è contraddistinta da un organico disegno decorativo settecentesco che arricchisce e lega formalmente l'area presbiteriale altrimenti monotona nella realizzazione: altare con dado decorato, stipiti sovrapposti da timpani e cartigli, balaustra presbiteriale.

      La facciata pur arricchita da un eccessivo decorativismo nelle finestre, nel portale e negli oculi, risulta nell'insieme un bell'esempio di tardo barocco. Nella parte posteriore si aggancia la torre campanaria a tre sezioni sovrapposte dove la mediana spartita da cornicione modanato marcapiano risulta decorata da stemmi e fascia cordonata.

      La cella campanaria, arrotondata agli spigoli, ripete il decorativismo presente nella facciata.

       

      Chiesa di  S. Menna

      L'attuale edificio deriva dai complessi rifacimenti e modifiche. Anticamente questa chiesa era così piccola da essere chiamata Cona. Vi si venerava un quadro della Madonna con il Bambino Gesù in braccio.

      Davanti a quella sacra immagine si prostrava la piccola Mattia Ciccarelli, colei che poi diventerà la Beata Cristina.

      Nel 1590, in quello stesso posto, la pietà dei fedeli eresse una sontuosa chiesa per accogliere le folle dei pellegrini che affluivano da ogni parte per venerare quel luogo santificato dalla presenza della Beata.

      La chiesa intitolata alla Beata agostiniana (1480-1519) è un interessante esempio di architettura religiosa arricchita da apparati decorativi nella facciata, nel campanile e all'interno dell'unica nave. L'edificio fu realizzato ad unica nave con volta a botte ribassata completamente affrescata. La nave è spartita da una balaustra settecentesca che da spazio ad una profonda area presbiteriale occupata da due altari laterali oltre quello maggiore.

      Questa parte della chiesa è contraddistinta da un organico disegno decorativo settecentesco che arricchisce e lega formalmente l'area presbiteriale altrimenti monotona nella realizzazione: altare con dado decorato, stipiti sovrapposti da timpani e cartigli, balaustra presbiteriale. La facciata pur arricchita da un eccessivo decorativismo nelle finestre, nel portale e negli oculi, risulta nell'insieme un bell'esempio di tardo barocco. Nella parte posteriore si aggancia la torre campanaria a tre sezioni sovrapposte dove la mediana spartita da cornicione modanato marcapiano risulta decorata da stemmi e fascia cordonata.  La cella campanaria, arrotondata agli spigoli, ripete il decorativismo presente nella facciata, subito in vari periodi e in diverse misure. S. Menna è già esistente nel 1215 anno della Bolla di Innocenzo III. Attualmente l'edificio presenta un'insolita pianta a due navi spartite da tre campate e concluse da una muraglia non perpendicolare alle pareti perimetrali. La chiesa duecentesca è quasi sicuramente identificabile con l'attuale navata di destra, mentre il raddoppio del modulo è rappresentato da quella di sinistra. L'allargamento della chiesa è avvenuto probabilmente nella prima metà del XV secolo, prima degli affreschi tardo quattrocenteschi. Per la spartizione delle navate fu utilizzata una colonna circolare di recupero posta nel mezzo e due pilastri ricavati dall'antico muro perimetrale da cui dipartono arcate a tutto sesto.

      Sulla parete a sinistra è collocata la cappella di S. Giacomo della metà del cinquecento mentre le pareti della chiesa sono occupate da affreschi cinquecenteschi (1537-1599) e tra questi spicca, sulla parete di sinistra la Crocifissione di Saturnino Gatti.

       

      Chiesa di  S. Sebastiano

      Situata nella parte alta del centro storico di Collimento la chiesa è già esistente nel 1215 nella Bolla di Innocenzo III.

      L'attuale edificio ad una navata con annessa la cappella dedicata a S. Giuseppe si propone come un anomala fabbrica senza fronte. L'ingresso principale, servito da una scalinata, si apre sulla parete di destra della navata, mentre un secondo ingresso è nella cappella di S. Giuseppe. L'unica navata coperta da soffittatura piana, è occupata da tre altari settecenteschi con nicchie che contengono statue lignee. La cappella di S. Giuseppe, che si apre alla fine della nave, a sinistra dell'altare maggiore, è più interessante dal punto di vista architettonico. Due cupolette ellittiche traverse, che s'impostano su strette lesene, che formano vele di sostegno, coprono la cappella. Interessante anche la partizione decorativa che interessa il sistema cupolare e concorre ad una affermazione originaria di tutta la cappella.  Di grande valore artistico è da segnalare la statua lignea di S. Sebastiano, recentemente restaurata.

       

      Chiesa di S. Giorgio
      Questa chiesa si trova compresa tra i beni del monastero di S. Giovanni Battista di Collimento elencati nella bolla di Innocenzo III del 1215. Il suo nome si trova riportato anche nel libro delle Decime Vescovili del 1403, anno in cui si rifiutò di pagare le imposte al Vescovo dell’Aquila. Ciò dimostra che in quel tempo anche questa chiesa era sotto la dipendenza della Diocesi e non dell’Abbazia. Nel 1793 ebbe un Economo Curato fisso per provvedere alle esigenze spirituali della due frazioni.  L’ultimo fu D. Domenico Sartori di Cagnano che morì nel 1885.

       

       

       

       

       

       

       

      Chiesa di S. Michele

      La Chiesa di San Michele è stata costruita su un colle a forma di cono. Risalente al periodo del pieno medioevo, fu menzionata nella bolla di Alessandro III, nel 1215. Venne distrutta dal terremoto del 13 gennaio 1915 e interamente ristrutturata per interessamento della gente di Lucoli Alto e dell’abate Ambrogio Ammanniti. In passato vi si celebrava la Messa ogni domenica, ma non vi si conservava il SS.mo perché la chiesa è distante dall’abitato.

      Attualmente si celebrano solo le ricorrenze della festa di S. Michele Arcangelo, che ricorre il 29 settembre e la fiaccolata del 31 dicembre.  Sull’altare è presente la statua di S. Michele Arcangelo.

      All’interno è presente un affresco del 1300 avanzato, è l’unica parte della decorazione originaria della chiesa arrivata fino a noi. Raffigura “Madonna col Bambino in trono” con a lato S. Giovanni Battista.


      Croce Processionale

      La croce processionale d'argento, datata 1377, è opera dell'orafo sulmonese Paolo di Meo Quatraro; nella targa ovale affissa sulla stessa, si legge:

      HOC OPUS FECIT FIERI FR. ANDREAS

      ABBAS S. JOHANNIS DE COLUMENTO

      PER MANUS MAGISTRI PAULI MEI

      DE QUATRARIIS DE SULMONA

      La croce, commissionata dall'Abate Andrea Agnifili, da un lato reca l'immagine del Crocifisso e dall'altro i simboli dei quattro Evangelisti. E' d'argento sbalzato e dorato: misura m. 0,72 x 0,59. I bracci hanno il fondo decorato a fregi vegetali e terminano con triboli. Nel lato retto ci sono: il Crocifisso, nei trilobi il pellicano, la Vergine, S. Giovanni e il calvario col teschio; sotto il pellicano è rappresentato l'albero del Paradiso terrestre col serpente.

      In quello verso, invece, al centro si vede il Redentore seduto in trono che sta benedicendo, col globo nella sinistra, mentre nei trilobi i simboli dei quattro Evangelisti. I bracci recano inoltre tre medaglioni già smaltati. Dai bordi sporgono sfere di rame dorato. Il nodo in rame dorato è sbalzato a motivi fogliacei e adorno di sei medaglioni smaltati con figure di Santi. Sotto la figura del Redentore, una targhetta in caratteri gotici recante la scritta sopra riportata. La croce è attualmente custodita da Sua Eccellenza il Vescovo Metropolita di L'Aquila.

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      Proloco di Casamaina

       

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