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05 Dic 2016 - Capodanno in Abruzzo nell'ambito di Abruzzo Open Day 2016 
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  • CELANO

    • Il Paese

      Celano è una città di circa 11.500 abitanti della provincia dell'Aquila. E’situata in gran parte nel territorio del Parco Naturale Regionale Sirente Velino, in posizione dominante sulla Piana del Fucino, lungo la Strada statale 696 che conduce all'Altopiano delle Rocche. Con il suo nucleo industriale e il suo territorio agrario, è attualmente il secondo comune della Marsica. L'abitato, posto a quota 860 sul livello del mare, si dispone sulle pendici del Monte La Serra a circa 15 chilometri da Avezzano ed è facilmente raggiungibile attraverso l’autostrada A 24-25 Roma-Pescara, le strade statali Tiburtina Valeria e Vestina Sirentina e la linea ferroviaria Roma-Pescara.

      Il nome Celano deriva probabilmente dall'italico Cela, latino Caela o Caelum il cui significato è ancora incerto, ma probabilmente legato al cielo o al verbo celare certamente non derivato "dal personale Aquila con il suffisso prediale -anus, con palatizzazione della labiovelare + i "), visto che un vicus Caela o Caelanum è documentato in una iscrizione del foro di Marruvium (S. Benedetto dei Marsi) sul finire del II secolo d.C. e il nome antico è ancora conservato nel luogo dove era situato il villaggio italico romano, nella località detta ancora oggi "Cèle" di Aielli, sotto Monte Secine a destra delle Gole.

      La presenza umana nell'area perilacustre del territorio di Celano risale ad epoca preistorica (18.000 anni fa). Il ritrovamento dell'insediamento palafitticolo in località “Paludi” ha portato alla luce un villaggio dell'Età del Bronzo (3.700-3.600 anni fa) e una necropoli con tombe a tumulo databili al XII-X secolo a.C. In età romana il territorio di Celano venne inserito nell'ager Albensis sotto la giurisdizione della vicina colonia latina di Alba Fucens. Durante l’età altomedievale, a seguito delle invasioni barbariche e dei frequenti straripamenti del lago Fucino, l’originario insediamento perilacustre fu abbandonato e l’abitato spostato in un luogo più sicuro ed elevato sulle pendici del Monte Tino. Dopo la conquista longobarda del territorio marsicano, avvenuta nel 591, la gastaldia dei Marsi venne inserita nel Ducato di Spoleto e Celano assurse a centro politico della nuova circoscrizione amministrativa. Con la trasformazione della gastaldia in “Contea” dei Marsi, attuata dall’imperatore Lotario II nel 859-60, l’intera storia marsicana inziò ad identificarsi con la storia di Celano. Sotto la dominazione dei Conti Berardi Celano divenne il centro egemone del territorio della Contea (il lago Fucino fu denominato lago di Celano): alla metà dell'XI secolo venne costruita la Chiesa di San Giovanni, l'unico edificio che, nel 1223, si salvò  dalla distruzione della città ordinata da Federico II, precedentemente entrato in conflitto con Tommaso, Conte di Celano. Oltre alla distruzione della città, Federico II dispose anche la deportazione dei Celanesi in Sicilia, in Calabria e a Malta: solo nel 1227 gli abitanti poterono far ritorno in patria e ricostruire una “Cittadella” sul colle di San Flaviano, intorno alla nuova Chiesa di San Giovanni Battista. Sulla sommità di tale colle, nel 1392 il Conte Pietro Berardi diede inizio alla costruzione del Castello, proseguita nel 1451 dall’ultima discendente della famiglia Berardi, la contessa Jacovella, e dal suo terzo marito Lionello Acclozzamorra, i quali diedero aspetto rinascimentale alla fortezza e alle chiese celanesi. Il Castello fu completato nel 1463 da Antonio Todeschini Piccolomini, nuovo    detentore della Contea dei Marsi dopo l’assegnazione da parte di Ferdinando D’Aragona. Durante il dominio della famiglia senese dei Piccolomini, durato circa un secolo, Celano venne rinnovata ed abbellita con le forme dell’arte rinascimentale toscana, e chiese e monumenti furono sigillati con la mezzeluna, simbolo araldico del casato. Nel ‘600 la contea di Celano, passata nelle mani della famiglia Peretti, attraversò un difficile periodo, funestato da povertà, malattie e dalla rivolta popolare legata ai moti napoletani di Masaniello, repressa solo con grande difficoltà dalle truppe spagnole. Ai Peretti successero poi i Savelli, i Cesarini e infine gli Sforza-Bovadilla, fino a l'abolizione dei feudi ad opera di Gioacchino Murat nel 1806. Nella seconda metà del XIX sec., la grandiosa opera del prosciugamento del lago Fucino effettuata da Alessandro Torlonia, già tentata in epoca romana, causò un drastico mutamento ambientale e sociale, acuito dal disastroso terremoto del 15 gennaio 1915 che provocò la distruzione di gran parte del centro storico e la morte di un terzo della popolazione di Celano. Il XX secolo fu caratterizzato dal fenomeno dell'emigrazione e dalle lotte contadine, terminate nel 1950 con l’attuazione della riforma agraria: con l’assegnazione ai braccianti delle terre emerse dal prosciugamento del lago, anche nella Piana del Fucino esplose il boom economico degli anni '60. Attualmente l’economia di Celano si fonda sulle attività agricole della piana del Fucino, l’industria, il terziario avanzato, le infrastrutture sportive (Stadio, Palazzetto dello Sport, Piscina) e sul turismo, favorito sia dal ricco patrimonio storico-artistico del suo centro storico sia dall’alto valore paesaggistico del monte della Serra, del monte Sirente e delle Gole presenti nel suo territorio.

       

    • Arte e Cultura

      Castello Piccolomini e Museo Nazionale della Marsica

      Il Castello di Celano sorge sulla parte più alta dell'abitato, dominando dalla sua posizione scenografica la piana del Fucino. Per il suo impianto compatto ed elegante e per le sue caratteristiche stilistiche, costituisce una presenza originale in Abruzzo, rappresentando un organismo di passaggio dal castello medievale, con caratteri più marcatamente militari, alla residenza signorile di tipo rinascimentale. Fu edificato intorno al 1392 dal Conte Pietro Berardi cui si deve la realizzazione della cinta muraria e dell'alzato fino alla cornice del secondo piano. La costruzione fu portata avanti dal Conte Leonello Acclozamora che, nel 1451, fece edificare il piano nobile e le quattro torri d'angolo, conferendo alla struttura l'aspetto attuale, con l'apparato a sporgere e le caratteristiche merlature. Dal 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II, apportò un grande contributo architettonico alla struttura del maniero, trasformandolo in palazzo residenziale di stampo rinascimentale. ll Castello Piccolomini ospita al suo interno il Museo Nazionale della Marsica,

      costituito da due pregevoli sezioni: al piano nobile  la "Collezione di Arte Sacra" che raccoglie   importanti esempi della produzione artistica marsicana databili dal VI al XVIII secolo,  al piano terra   la "Collezione Archeologica Torlonia di Antichità del Fucino", che contiene i materiali rinvenuti durante il prosciugamento del lago Fucino ad opera di Alessandro Torlonia, oltre a varie ed interessanti mostre temporanee. All'interno del Museo sono inoltre attivi servizi educativi destinati a scuole e a gruppi.

       

      Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista

      La chiesa, iniziata nella seconda meta del XIII secolo, fu completata due secoli dopo. A seguito dei danni subiti nel terremoto del 1703, l'edificio fu profondamente modificato: la navata centrale fu coperta con volta a botte, quelle laterali con volte a padiglione, e furono aggiunti stucchi, pitture, finti marmi e altari posticci; della struttura originaria restano solo le prime due campate verso l'ingresso con volte a crociera ogivale. Successivamente il terremoto del 1915 provocò il crollo degli elementi barocchi e delle volte aggiunte, restituendo la copertura originaria delle navatelle con i pregevoli affreschi che le decoravano. Il restauro moderno, effettuato nel 1969-70, ha ripristinato l’impianto originario della chiesa, recuperando le pilastrate poligonali, gli archi ogivali, le basi dei pilastri. La facciata a capanna, divisa da una cornice mediana, presenta nella parte inferiore un portale strombato del tipo romanico-lombardo, con colonnine, capitelli, viticci, foglie, animali che incornicia due pregevoli battenti lignei cinquecenteschi (suddivisi in sei riquadri raffiguranti:  i Santi Giovanni Battista e Evangelista, gli stemmi gentilizi dei re aragonesi, dei duchi di Amalfi e dei Piccolomini, due rosoni) e una lunetta in cui è raffigurata la Vergine con bambino tra S. Giovanni Evangelista e papa Bonifacio IV. Nella parte superiore della facciata è  presente invece un pregevole rosone gotico, ornato con la stessa decorazione del portale, in cui è raffigurato il volto di Cristo. L'interno della chiesa è suddiviso in tre navate da pilastri ottagonali sui quali impostano archi ogivali. Nelle prime quattro campate della navata destra sono visibili preziosi affreschi di scuola senese databili alla prima metà del XV secolo. Degni di nota sono anche il coro ligneo settecentesco, il ciborio in legno intagliato e dipinto del XVIII secolo, i confessionali e i dipinti su tela del XVI e XVIII secolo. Durante i lavori di restauro effettuati  a seguito del sisma del 6 aprile 2009, all’interno della sagrestia sono venuti in luce affreschi risalenti al XV secolo. Nella chiesa di San Giovanni sono conservate le reliquie dei santi martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano, patroni di Celano.

       

      Chiesa di San Francesco

      La chiesa originaria e l’annesso convento dedicati a San Francesco furono fatti costruire alle pendici del Monte Tino nel 1256 da Ruggero conte di Celano. La chiesa attuale fu invece edificata all’interno del paese, a ridosso della cinta muraria medievale, nel XIV secolo. L’edificio, pesantemente danneggiato dal terremoto del 1915 è stato successivamente restaurato. La facciata, tipica del romanico abruzzese, presenta un coronamento orizzontale con archetti pensili ed è divisa da una cornice marcapiano.

      Il portale strombato, realizzato in pietra calcarea e marmi policromi, presenta una struttura molto articolata che si ripete nei piedritti e nell'archivolto; la lunetta è decorata da un affresco del XV secolo raffigurante la Vergine tra San Francesco da Assisi e Sant'Antonio da Padova, attribuito alla cerchia di Andrea Delitio. Superiormente si trova un rosone circolare semplice. L'interno è ad unica navata con volte a crociera ribassate e presenta altari e dipinti in stile barocco.

       

      Chiesa di Sant’Angelo

      La chiesa, situata a sinistra dell’ingresso del castello Piccolomini, fu fatta costruire dal conte Pietro Berardi alla fine del XIV secolo. Nel 1392, infatti, questi donò il proprio palazzo ai monaci Celestini e ordinò la costruzione della chiesa di San Michele Arcangelo a ridosso del convento. L'edificio fu completato nel 1451 da Lionello Acclozamora. Durante il '600 l'interno della chiesa fu modificato secondo i moduli stilistici barocchi mentre la facciata conservò l’assetto originario. Il terremoto del 1915 provocò pesanti danni all'edificio risparmiando gli elementi architettonici del prospetto principale; nel 1932 fu effettuato il restauro del monumento. La facciata, a coronamento orizzontale, è decorata in alto da una serie di archetti a sesto acuto, su cui si erge una scultura in pietra dell’arcangelo Michele  risalente al XV sec. Inferiormente presenta un portale romanico costituito da stipiti affiancati da colonne, poggianti su leoni stilofori, e da un archivolto decorato con larghe foglie radiali, sopra il quale si trova un semplice rosone cieco, anch’esso decorato con foglie radiali.L'interno, ad unica navata con volta a botte ribassata, è in stile barocco e conserva dipinti databili dal XVI al XIX secolo, oltre a un prezioso organo di Raffaele da Camerino, datato 1757. Durante il periodo della Quaresima, nella chiesa di sant’Angelo vengono celebrati i riti della Desolata e la Via matris in onore della Madonna.

       

      Chiesa di Santa Maria in Valleverde

      La chiesa e l'attiguo convento dei francescani furono fondati nella seconda meta del XV secolo da Lionello Acclozamora, conte di Celano, e vennero completati nel 1509, come attesta la data incisa sul portale. Al XVI secolo risalgono le tre piccole cappelle collocate nella parete sinistra e la cripta fatta costruire dai Piccolomini. In età barocca la chiesa fu arricchita da un porticato in facciata. Al terremoto del 1915 seguì il restauro del 1931, che eliminò il portico, gravemente danneggiato, riaprì il finestrone centrale sulla facciata e ripristinò le volte e le coperture. La facciata, a coronamento orizzontale, è divisa da una cornice mediana: nella parte inferiore si apre il portale romanico a strombo, con archivolto a tutto sesto decorato da tralci di vite, che presenta una lunetta affrescata con l'immagine della Madonna con Bambino tra San Francesco e San Giovanni da Capestrano, databile al XIV secolo; nella parte superiore, in asse col portale, è un'ampia finestra ad arco con lo stemma dei Piccolomini. L'interno, ad unica navata con volta a crociera, presenta tre cappelle decorate con affreschi edue importanti dipinti su tavola, raffiguranti "Cristo porta-croce" e la "Natività", databili al XVI secolo. Al centro della navata un ampio scalone balaustrato conduce alla cripta, denominata “Cappella del Paradiso" per l’ affresco raffigurante il Paradiso presente nella volta. Da notare l'altare in pietra con gli stemmi dei Piccolomini e un monumento sepolcrale che custodisce le spoglie dell'arcivescovo di Sorrento Bernardino Silveri Piccolomini.

       

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