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06 Mar 2017 - ABRUZZO OPEN DAY EDIZIONE SUMMER 2017 
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  • ARTE E CULTURA

    CHIESE E SANTUARI

    Avezzano

    Chiesetta della Madonna di Pietraquaria

    Nelle vicinanze, sono degni di interesse: la chiesetta della Madonna di Pietraquaria, su un colle a poca distanza dalla città; l'emissario torloniano del Fucino (il cosiddetto Incile), realizzato nel secolo scorso su disegno di Nicola Carnevali; i Cunicoli di Nerone (che, in realtà, furono fatti costruire dall'imperatore Claudio per il primo tentativo di prosciugamento del lago Fucino).

    La Cattedrale dei Marsi

    Dedicata al protettore di Avezzano, San Bartolomeo. Voluta strenuamente da monsignor Bagnoli come simbolo del trasferimento della Diocesi ad Avezzano, fu progettata dall'autore del Piano Regolatore della città, l'ingegner Sebastiano Bultrini, e venne solennemente consacrata nel 1942. Fu bombardata dagli Alleati nel 1944, ma fortunatamente venne salvata dall'esplosione dal giovanissimo Ennio Piccone, che coraggiosamente entrò nella chiesa, sfilò la spoletta e disinnescò la bomba. Oggi la cattedrale rappresenta sicuramente il simbolo della città di Avezzano, ponendosi come poderoso sfondo dell'ampia piazza centrale, con una facciata neorinascimentale di travertino. I tre portali sono sormontati da mosaici che raffigurano Cristo e i due protettori di Avezzano, la Madonna di Pietraquaria e San Bartolomeo, e sono collegati con altrettante navate spoglie di decorazioni, illuminate dal grande rosone e dalle vetrate della cupola; è affiancata (sul lato di via Marconi) da un alto campanile che svetta su tutta la città e che da ogni punto di essa è ben visibile. La cattedrale è inoltre dotata di un grande organo costruito dalla Ditta Tamburini nel 1975.

    Carsoli

    Chiesa di Santa Vittoria

    La chiesa di Santa Vittoria, fondata da Carlo I o II d'Angiò nella piazza del Borgo di Carsoli, in origine non era molto grande, fu ampliata infatti dall'Università stessa, che mantenne la parola data al principe Marcantonio Colonna, al principio del secolo XVI. In seguito a tali modificazioni, la chiesa risulta oggi più ampia di quasi due terzi rispetto alla struttura originale, in conseguenza del passaggio da una pianta a croce greca a una a croce latina. È una delle più grandi che abbia la Diocesi dei Marsi. Ha otto cappelle oltre l'altare maggiore, con spazioso coro. Il pulpito é opera del maestro Gervasi di Collo, che lavorò molti anni nella sagrestia di S. Pietro in Roma.

    Chiesa Santa Maria in Cellis

    Il primo febbraio del 1000 il conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Berardo I, fondò il monastero di Sanctae Mariae in Cellis, nel territorio carseolano e vi insediò, come suo abate, Dodone. Nel dicembre del 1060 il monastero passò definitivamente fra i possedimenti dei monaci di Montecassino e vi rimase fino agli inizi del XVII secolo. Alla fine del Quattrocento il priorato fu dato in commenda come beneficio semplice a preti secolari che pagavano una tassa a Montecassino di 12 ducati d'oro: l'ultimo priore di cui si conosce il nome fu don Annibale Caracciolo di Albe, nominato il 3 novembre del 1600. In età rinascimentale la chiesa fu ornata di un porticato sulla parte frontale, mentre intorno alla seconda meta del '600 la stessa, in fase di abbandono, subì un dissesto strutturale che portò all'annullamento dell'area presbiteriale e all'avanzamento dell'ingresso sul porticato con il tamponamento delle tre arcature su cui furono reimpostate due monofore ed il portale centrale. I due portali laterali furono, nel 1676, sistemati sulla facciata di Santa Maria della Vittoria di Carsoli. L'aspetto attuale della chiesa, posizionata sul fianco destro del cimitero di Carsoli, è frutto di una risistemazione risalente al '700, con la facciata orizzontale divisa da una cornice che separa la parte inferiore, decorata da un portale e da due monofore (con porticato cinquecentesco tamponato), dalla parte superiore, contrassegnata dalla murata finestra tardo-rinascimentale. Il portale, databile al XII secolo, presenta notevoli decorazioni vegetali e zoomorfe con architrave decorato dal tema dell'Agnus Dei centrale, con i simboli dei quattro evangelisti sui lati. Sul lato sinistro s'innalza la maestosa torre campanaria, una tra le torri meglio conservate della Marsica, con le sue aperture composte da monofore, bifore e trifore, e la base costituita da grossi blocchi figurati provenienti da monumenti funerari romani, posti in origine, lungo il vicino percorso della via Valeria.

    Celano

    Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista

    La chiesa, iniziata nella seconda meta del XIII secolo, fu completata due secoli dopo. A seguito dei danni subiti nel terremoto del 1703, l'edificio fu profondamente modificato: la navata centrale fu coperta con volta a botte, quelle laterali con volte a padiglione, e furono aggiunti stucchi, pitture, finti marmi e altari posticci; della struttura originaria restano solo le prime due campate verso l'ingresso con volte a crociera ogivale. Successivamente il terremoto del 1915 provocò il crollo degli elementi barocchi e delle volte aggiunte, restituendo la copertura originaria delle navatelle con i pregevoli affreschi che le decoravano. Il restauro moderno, effettuato nel 1969-70, ha ripristinato l’impianto originario della chiesa, recuperando le pilastrate poligonali, gli archi ogivali, le basi dei pilastri. La facciata a capanna, divisa da una cornice mediana, presenta nella parte inferiore un portale strombato del tipo romanico-lombardo, con colonnine, capitelli, viticci, foglie, animali che incornicia due pregevoli battenti lignei cinquecenteschi (suddivisi in sei riquadri raffiguranti: i Santi Giovanni Battista e Evangelista, gli stemmi gentilizi dei re aragonesi, dei duchi di Amalfi e dei Piccolomini, due rosoni) e una lunetta in cui è raffigurata la Vergine con bambino tra S. Giovanni Evangelista e papa Bonifacio IV. Nella parte superiore della facciata è presente invece un pregevole rosone gotico, ornato con la stessa decorazione del portale, in cui è raffigurato il volto di Cristo. L'interno della chiesa è suddiviso in tre navate da pilastri ottagonali sui quali impostano archi ogivali. Nelle prime quattro campate della navata destra sono visibili preziosi affreschi di scuola senese databili alla prima metà del XV secolo. Degni di nota sono anche il coro ligneo settecentesco, il ciborio in legno intagliato e dipinto del XVIII secolo, i confessionali e i dipinti su tela del XVI e XVIII secolo. Durante i lavori di restauro effettuati a seguito del sisma del 6 aprile 2009, all’interno della sagrestia sono venuti in luce affreschi risalenti al XV secolo. Nella chiesa di San Giovanni sono conservate le reliquie dei santi martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano, patroni di Celano.

    Chiesa di San Francesco

    La chiesa originaria e l’annesso convento dedicati a San Francesco furono fatti costruire alle pendici del Monte Tino nel 1256 da Ruggero conte di Celano. La chiesa attuale fu invece edificata all’interno del paese, a ridosso della cinta muraria medievale, nel XIV secolo. L’edificio, pesantemente danneggiato dal terremoto del 1915 è stato successivamente restaurato. La facciata, tipica del romanico abruzzese, presenta un coronamento orizzontale con archetti pensili ed è divisa da una cornice marcapiano. Il portale strombato, realizzato in pietra calcarea e marmi policromi, presenta una struttura molto articolata che si ripete nei piedritti e nell'archivolto; la lunetta è decorata da un affresco del XV secolo raffigurante la Vergine tra San Francesco da Assisi e Sant'Antonio da Padova, attribuito alla cerchia di Andrea Delitio. Superiormente si trova un rosone circolare semplice. L'interno è ad unica navata con volte a crociera ribassate e presenta altari e dipinti in stile barocco.

    Chiesa di Santa Maria in Valleverde

    La chiesa e l'attiguo convento dei francescani furono fondati nella seconda meta del XV secolo da Lionello Acclozamora, conte di Celano, e vennero completati nel 1509, come attesta la data incisa sul portale. Al XVI secolo risalgono le tre piccole cappelle collocate nella parete sinistra e la cripta fatta costruire dai Piccolomini. In età barocca la chiesa fu arricchita da un porticato in facciata. Al terremoto del 1915 seguì il restauro del 1931, che eliminò il portico, gravemente danneggiato, riaprì il finestrone centrale sulla facciata e ripristinò le volte e le coperture. La facciata, a coronamento orizzontale, è divisa da una cornice mediana: nella parte inferiore si apre il portale romanico a strombo, con archivolto a tutto sesto decorato da tralci di vite, che presenta una lunetta affrescata con l'immagine della Madonna con Bambino tra San Francesco e San Giovanni da Capestrano, databile al XIV secolo; nella parte superiore, in asse col portale, è un'ampia finestra ad arco con lo stemma dei Piccolomini. L'interno, ad unica navata con volta a crociera, presenta tre cappelle decorate con affreschi edue importanti dipinti su tavola, raffiguranti "Cristo porta-croce" e la "Natività", databili al XVI secolo. Al centro della navata un ampio scalone balaustrato conduce alla cripta, denominata “Cappella del Paradiso" per l’ affresco raffigurante il Paradiso presente nella volta. Da notare l'altare in pietra con gli stemmi dei Piccolomini e un monumento sepolcrale che custodisce le spoglie dell'arcivescovo di Sorrento Bernardino Silveri Piccolomini.

    Chiesa di Sant’Angelo

    La chiesa, situata a sinistra dell’ingresso del castello Piccolomini, fu fatta costruire dal conte Pietro Berardi alla fine del XIV secolo. Nel 1392, infatti, questi donò il proprio palazzo ai monaci Celestini e ordinò la costruzione della chiesa di San Michele Arcangelo a ridosso del convento. L'edificio fu completato nel 1451 da Lionello Acclozamora. Durante il '600 l'interno della chiesa fu modificato secondo i moduli stilistici barocchi mentre la facciata conservò l’assetto originario. Il terremoto del 1915 provocò pesanti danni all'edificio risparmiando gli elementi architettonici del prospetto principale; nel 1932 fu effettuato il restauro del monumento. La facciata, a coronamento orizzontale, è decorata in alto da una serie di archetti a sesto acuto, su cui si erge una scultura in pietra dell’arcangelo Michele risalente al XV sec. Inferiormente presenta un portale romanico costituito da stipiti affiancati da colonne, poggianti su leoni stilofori, e da un archivolto decorato con larghe foglie radiali, sopra il quale si trova un semplice rosone cieco, anch’esso decorato con foglie radiali.L'interno, ad unica navata con volta a botte ribassata, è in stile barocco e conserva dipinti databili dal XVI al XIX secolo, oltre a un prezioso organo di Raffaele da Camerino, datato 1757. Durante il periodo della Quaresima, nella chiesa di sant’Angelo vengono celebrati i riti della Desolata e la Via matris in onore della Madonna.

    Fontecchio

    Il convento di San Francesco

    Trecentesco convento coevo del santo, ornato da uno splendido chiostro con loggiato è oggi sede di un ristorante e di un centro congressi.

    L'Aquila

    Basilica di San Bernardino

    Dedicata al grande Santo di Siena che morì all’Aquila il 20 maggio 1444 e dove riposano le sue spoglie, la Basilica di San Bernardino fu costruita a partire dal 1454 e nel 1525 iniziarono i lavori per la realizzazione della maestosa facciata disegnata da Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice che resistette al terribile terremoto del 1703 che devastò invece l’intera basilica. Fu ricostruita nelle forme attuali tra il 1707 e il 1740. Lo splendido interno, a tre navate, che conducono al grande vano ottagonale sotto la cupola, è veramente uno scrigno di importanti opere d’arte. Rilevanti sono: il soffitto della navata centrale, l’organo di legno intagliato e laminato in oro zecchino realizzato negli anni 1724-1726 da Ferdinando Mosca di Pescocostanzo, la Pala d’Altare in terracotta di Andrea della Robbia, la bella statua della Madonna con il Bambino in terracotta realizzata da Silvestro dell’Aquila, il Mausoleo di S. Bernardino realizzato da Silvestro dell’Aquila (1450-1504) e ultimato del 1505 dai suoi allievi che contiene le spoglie del Santo e la Tomba di Maria Pereyra (1488-1490) un’altra notevole opera sempre a firma del Silvestro dell’Aquila. Anche questo notevole patrimonio architettonico è stato danneggiato fortemente del sisma del 2009 e presto la Basilica di San Bernardino sarà riaperta al pubblico dopo uno straordinario lavoro di recupero.

    Basilica di Santa Maria di Collemaggio

    La splendida Basilica si Santa Maria di Collemaggio, simbolo dell’architettura sacra aquilana costruita a partire dal 1275 per volere del Santo Eremita Pietro del Morrone divenuto poi Papa Celestino V, rappresenta uno dei monumenti simbolo della città dell’Aquila. La bellissima facciata che la caratterizza, di forma squadrata, fu realizzata entro la prima metà del XV sec. Lo straordinario disegno geometrico del paramento di pietre bianche e rosse conferisce all’insieme originalità e fa da cornice ai ricchi portali, ai preziosi rosoni e al possente troncone di campanile posto sulla destra. Sul fianco sinistro della Basilica si apre la Porta Santa, chiamata così nel ‘400 in analogia con le porte sante romane collegate ai riti dell’Anno Santo. L’interno, a tre navate, divise da archi ogivali su pilastri ottagonali, ha riscoperto le belle forme medioevali dopo un attento restauro del 1970. Conserva grandi tele di Carlo Ruther (c.1630-1703), riproducenti le storie della vita del Santo Eremita. Oggi la Basilica, dopo i gravi danni del terremoto del 2009, è oggetto di un importante progetto di recupero a cura dell’ENI.

    Cattedrale di San Massimo

    La Cattedrale di San Massimo con i due campanili gemelli e la splendida facciata completata nel 1928. La sua costruzione era già iniziata nel 1257, quando la diocesi fu trasferita da Forcona all’Aquila. Distrutto dal terremoto del 1703, il Duomo ebbe una ricostruzione lunga che ebbe inizio nel 1724 per essere riaperto al culto solo nel 1931. All’interno custodisce il Monumento sepolcrale del Cardinale Amico Agnifili, realizzato da Silvestro dell’Aquila tra il 1476 e il 1480.

    Chiesa conventuale di S. Agostino

    La Chiesa conventuale di S. Agostino, settecentesca situata sulla vicina Piazza della Prefettura e adattata a teatro prima del sisma del 2009.

    Chiesa della Madonna del Soccorso

    La chiesa della Madonna del Soccorso del sec. XIV con un prezioso tabernacolo (c.1470) realizzato da Andrea dell’Aquila che fu discepolo a Firenze di Donatello.

    Chiesa di Cristo Re

    La Chiesa di Cristo Re costruita tra il 1933 e il 1935 dall’architetto Alberto Riccobono è stata riaperta al culto, dopo il restauro, anche la facciata interpreta in chiave moderna il modulo tradizionale delle chiese aquilane, mentre l’interno è dominato dall’imponente statua di Cristo Re.

    Chiesa di San Biagio

    La Chiesa di S. Biagio di Amiternum, oggi denominata “S. Giuseppe Artigiano” è il primo edificio sacro ad essere stato restaurato integralmente, riaperta al pubblico il 22 luglio del 2012. Costituisce un esempio di rinascita carico di significato storico, civile ed ecclesiastico. Al suo interno si conservano opere d’arte e il monumento funebre di Lalle Camponeschi risalente al 1432.

    Chiesa di Santa Maria del Suffragio

    La Chiesa di Santa Maria del Suffragio, in piazza Duomo, con la sua settecentesca e scenografica facciata di evidente derivazione borrominiana realizzata dall’aquilano Gianfrancesco Leomporri fra il 1770 e il 1775. La cupola, un’opera d’arte dell’architetto Giuseppe Valadier progettata nel 1805, costituisce uno degli emblema del sisma del 2009 per l’intervento complesso di alta ingegneria realizzato dai vigili del fuoco. Un capolavoro di messa in sicurezza a cui dovrà seguire l’opera vera e propria di recupero.

    Chiesa San Giusta

    La Chiesa di S. Giusta costruita intorno al 1254, caratteristica la facciata trecentesca con grandioso portale e rilevante rosone. Conserva pregevoli tele sugli altari e un fastoso altare maggiore del 1611.

    Chiesa San Marco

    La Chiesa di S. Marco con la trecentesca facciata, il pregevole portale del fianco sinistro e l’interno ricostruito nel ‘700. Sempre nell’area del centro storico si colloca la più antica chiesa aquilana.

    Massa D'Albe

    Chiesa dell'Immacolata Concezione

    L'interno è ad un'unica navata.

    Chiesa della Madonna di Ripoli

    In stile moderno, nell'interno a navata unica conserva un affresco una statua raffiguranti la Madonna con Bambino.

    Chiesa di San Fabriano e San Sebastiano

    La facciata tripartita è caratterizzata da un rosone monumentale e tre portali con lunette, cui corrispondono le tre navate interne. Negli interni vi sono alcuni dipinti di santi e diverse vetrate policrome.

    Santuario della Madonna del Fulmine

    L'interno contiene vari dipinti della Madonna con Bambino.

    Lucoli

    Abbazia di S. Giovanni Battista

    Le sue origini risalgono al 1077. L'interno fu trasformato in barocco dopo il terremoto del 1703. Ha subito un restauro nel 1835 e il più recente del 1994 ha riportato la Basilica allo stile originario. L'abbazia si presenta, nel suo contesto ambientale, con un asse longitudinale della chiesa nord - sud, con una parete di fianco adagiata sulla curva di livello di una costa di collina con rapido pendio. Il prospetto anteriore, composto di un porticato a tre archi di cui quelli laterali a sesto acuto e terminante, all'estremo est, con una parasta svoltante, mancante in quello ovest. Su un fianco del prospetto si apre la porta di accesso al chiostro e convento che si trova al di sotto della quota d'ingresso tanto da presentarsi con una scalinata a scendere, per accedere al porticato inferiore, e una gradinata a salire, per accedere alle celle dei monaci site nel piano superiore anch'esso porticato. Dal chiostro del convento è possibile accedere alla chiesa mediante un pianerottolo rialzato con portale con lunetta affrescata. Tutto l'impianto claustrale si presenta composto da vari corpi sottolineati da un movimento di tetti che evidenziano le aggiunte agli elementi originali avvenute in vari periodi. Entrando nella chiesa, il cui aspetto attuale è il risultato di un recente restauro, si legge il chiaro disegno dell'impianto costituito da tre navate spartite da pilastri ottagonali su cui poggiano archi a tutto sesto. La pilastratura di destra risulta essere più recente di quella di sinistra dovuta forse ad un crollo e facilmente riscontrabile per il grado di fattura nettamente inferiore rispetto a quello pregevolissimo di sinistra. La copertura è a due falde per la navata centrale e ad una per le laterali. Entrambe sono lignee con capriate che danno respiro all'aula donandole splendore e grandiosità. La navata centrale termina con l'altare maggiore, preceduto da una balaustra di fine esecuzione, in marmi bicolori con linee e disegni prettamente barocchi. Di notevole importanza risultano essere gli affreschi presenti (rinvenuti nell'ultimo restauro) di cui alcuni attribuiti al De Litio. Particolare interesse riveste l'Organo del Farina (1500) posizionato sulla parete d'ingresso della navata centrale come pregevoli sono anche il soffitto ligneo cassettonato e gli affreschi presenti nella Sagrestia. Opera pregevole è anche il campanile collegato alla chiesa attraverso un passaggio nella canonica. Il complesso di S. Giovanni Battista per le sue peculiarità architettoniche, le valenze artistiche e l'interessante lavoro di restauro a cui è stato sottoposto lo pongono come uno dei monumenti più importanti in campo nazionale.

    Chiesa Della Beata Cristina

    Anticamente questa chiesa era così piccola da essere chiamata Cona. Vi si venerava un quadro della Madonna con il Bambino Gesù in braccio. Davanti a quella sacra immagine si prostrava la piccola Mattia Ciccarelli, colei che poi diventerà la Beata Cristina. Nel 1590, in quello stesso posto, la pietà dei fedeli eresse una sontuosa chiesa per accogliere le folle dei pellegrini che affluivano da ogni parte per venerare quel luogo santificato dalla presenza della Beata. La chiesa intitolata alla Beata agostiniana (1480-1519) è un interessante esempio di architettura religiosa arricchita da apparati decorativi nella facciata, nel campanile e all'interno dell'unica nave. L'edificio fu realizzato ad unica nave con volta a botte ribassata completamente affrescata. La nave è spartita da una balaustra settecentesca che da spazio ad una profonda area presbiteriale occupata da due altari laterali oltre quello maggiore. Questa parte della chiesa è contraddistinta da un organico disegno decorativo settecentesco che arricchisce e lega formalmente l'area presbiteriale altrimenti monotona nella realizzazione: altare con dado decorato, stipiti sovrapposti da timpani e cartigli, balaustra presbiteriale. La facciata pur arricchita da un eccessivo decorativismo nelle finestre, nel portale e negli oculi, risulta nell'insieme un bell'esempio di tardo barocco. Nella parte posteriore si aggancia la torre campanaria a tre sezioni sovrapposte dove la mediana spartita da cornicione modanato marcapiano risulta decorata da stemmi e fascia cordonata. La cella campanaria, arrotondata agli spigoli, ripete il decorativismo presente nella facciata.

    Chiesa di S. Menna

    L'attuale edificio deriva dai complessi rifacimenti e modifiche. Anticamente questa chiesa era così piccola da essere chiamata Cona. Vi si venerava un quadro della Madonna con il Bambino Gesù in braccio. Davanti a quella sacra immagine si prostrava la piccola Mattia Ciccarelli, colei che poi diventerà la Beata Cristina. Nel 1590, in quello stesso posto, la pietà dei fedeli eresse una sontuosa chiesa per accogliere le folle dei pellegrini che affluivano da ogni parte per venerare quel luogo santificato dalla presenza della Beata. La chiesa intitolata alla Beata agostiniana (1480-1519) è un interessante esempio di architettura religiosa arricchita da apparati decorativi nella facciata, nel campanile e all'interno dell'unica nave. L'edificio fu realizzato ad unica nave con volta a botte ribassata completamente affrescata. La nave è spartita da una balaustra settecentesca che da spazio ad una profonda area presbiteriale occupata da due altari laterali oltre quello maggiore. Questa parte della chiesa è contraddistinta da un organico disegno decorativo settecentesco che arricchisce e lega formalmente l'area presbiteriale altrimenti monotona nella realizzazione: altare con dado decorato, stipiti sovrapposti da timpani e cartigli, balaustra presbiteriale. La facciata pur arricchita da un eccessivo decorativismo nelle finestre, nel portale e negli oculi, risulta nell'insieme un bell'esempio di tardo barocco. Nella parte posteriore si aggancia la torre campanaria a tre sezioni sovrapposte dove la mediana spartita da cornicione modanato marcapiano risulta decorata da stemmi e fascia cordonata. La cella campanaria, arrotondata agli spigoli, ripete il decorativismo presente nella facciata, subito in vari periodi e in diverse misure. S. Menna è già esistente nel 1215 anno della Bolla di Innocenzo III. Attualmente l'edificio presenta un'insolita pianta a due navi spartite da tre campate e concluse da una muraglia non perpendicolare alle pareti perimetrali. La chiesa duecentesca è quasi sicuramente identificabile con l'attuale navata di destra, mentre il raddoppio del modulo è rappresentato da quella di sinistra. L'allargamento della chiesa è avvenuto probabilmente nella prima metà del XV secolo, prima degli affreschi tardo quattrocenteschi. Per la spartizione delle navate fu utilizzata una colonna circolare di recupero posta nel mezzo e due pilastri ricavati dall'antico muro perimetrale da cui dipartono arcate a tutto sesto. Sulla parete a sinistra è collocata la cappella di S. Giacomo della metà del cinquecento mentre le pareti della chiesa sono occupate da affreschi cinquecenteschi (1537-1599) e tra questi spicca, sulla parete di sinistra la Crocifissione di Saturnino Gatti.

    Chiesa di S. Sebastiano

    Situata nella parte alta del centro storico di Collimento la chiesa è già esistente nel 1215 nella Bolla di Innocenzo III. L'attuale edificio ad una navata con annessa la cappella dedicata a S. Giuseppe si propone come un anomala fabbrica senza fronte. L'ingresso principale, servito da una scalinata, si apre sulla parete di destra della navata, mentre un secondo ingresso è nella cappella di S. Giuseppe. L'unica navata coperta da soffittatura piana, è occupata da tre altari settecenteschi con nicchie che contengono statue lignee. La cappella di S. Giuseppe, che si apre alla fine della nave, a sinistra dell'altare maggiore, è più interessante dal punto di vista architettonico. Due cupolette ellittiche traverse, che s'impostano su strette lesene, che formano vele di sostegno, coprono la cappella. Interessante anche la partizione decorativa che interessa il sistema cupolare e concorre ad una affermazione originaria di tutta la cappella. Di grande valore artistico è da segnalare la statua lignea di S. Sebastiano, recentemente restaurata.

    Chiesa di S. Giorgio

    Questa chiesa si trova compresa tra i beni del monastero di S. Giovanni Battista di Collimento elencati nella bolla di Innocenzo III del 1215. Il suo nome si trova riportato anche nel libro delle Decime Vescovili del 1403, anno in cui si rifiutò di pagare le imposte al Vescovo dell’Aquila. Ciò dimostra che in quel tempo anche questa chiesa era sotto la dipendenza della Diocesi e non dell’Abbazia. Nel 1793 ebbe un Economo Curato fisso per provvedere alle esigenze spirituali della due frazioni. L’ultimo fu D. Domenico Sartori di Cagnano che morì nel 1885.

    Chiesa di S. Michele

    La Chiesa di San Michele è stata costruita su un colle a forma di cono. Risalente al periodo del pieno medioevo, fu menzionata nella bolla di Alessandro III, nel 1215. Venne distrutta dal terremoto del 13 gennaio 1915 e interamente ristrutturata per interessamento della gente di Lucoli Alto e dell’abate Ambrogio Ammanniti. In passato vi si celebrava la Messa ogni domenica, ma non vi si conservava il SS.mo perché la chiesa è distante dall’abitato. Attualmente si celebrano solo le ricorrenze della festa di S. Michele Arcangelo, che ricorre il 29 settembre e la fiaccolata del 31 dicembre. Sull’altare è presente la statua di S. Michele Arcangelo. All’interno è presente un affresco del 1300 avanzato, è l’unica parte della decorazione originaria della chiesa arrivata fino a noi. Raffigura “Madonna col Bambino in trono” con a lato S. Giovanni Battista.

    Ovindoli

    Chiesa di San Sebastiano – secoli XV – XVI

    La chiesa originaria è stata ricostruita dopo il terremoto del 1915. Attualmente nella chiesa, si conservano, una statua in terracotta policroma della Vergine seduta in trono e in atto di adorare il Bambino che un tempo doveva stare adagiato nelle sue ginocchia e un San Sebastiano in stucco dorato, alto m. 2,30 risalente al sec. XVII. Tra gli arredi sacri, si ricordano una croce processionale d'argento sbalzato dorato raffigurante il crocifisso con l'Eterno, la Vergine, S.Giovanni e il teschio mentre nel verso il Redentore con quattro evangelisti, l'opera di scuola sulmontina, risale al XV secolo. Poi ci sono sei candelieri in ottone, una pace in rame dorato con la Madonna ed il Cristo morto in grembo e la Maddalena oltre a diversi parametri sacri.

    Chiesa Madonna della Neve - San Potito

    Ai margini dell’ultima cinta muraria, si trovano i resti di un altro edificio di culto, la cui ultima fase costruttiva risale al XV sec. All’interno dell’attuale paese, situato lungo la strada statale, si trova la chiesa della "Madonna della Neve" un piccolo edificio su più livelli arricchito internamente da suggestivi affreschi decorativi del XVI sec.

    Rocca di Cambio

    Chiesa Madre di Santa Maria o dell'Annunziata

    Edificata nel XVI secolo, la chiesa ha il corpo composto da tre navate e custodisce un pregevole, fonte battesimale del 1569 in pietra bianca a base esagonale. La Chiesa Madre, fu restaurata la prima volta nel 1967 e inaugurata il 9 luglio dello stesso anno, e un secondo restauro fu fatto nel 1999 e il 20 giugno dello stesso anno. Oggi la Chiesa dell'Annunziata si erge in tutta la sua originaria magnificenza e custodisce importanti opere d'arte. Fra le altre: una statua in legno policromo raffigurante S.Lucia attribuita ad un artista abruzzese del '400, una Via Crucis in terracotta patinata di Sirio Ferri, un crocefisso in ceramica dello stesso autore, l'Annunciazione opera dello scultore Pietro Romano.

    Collegiata di San Pietro o chiesa della Madonna

    La Collegiata di San Pietro si trova nel punto più alto del paese. La chiesa è a navata unica e presenta nove altari. In quello centrale è ricavata una nicchia che accoglie la statua in legno e maiolica di S.Pietro risalente al X secolo. Da notare, infine, il campanile che ospitava tre campane di cui una di oltre 6 quintali, la Torre crollata negli anni '40 ma rimasta come emblema del paese ed un affresco che, secondo la tradizione popolare, è associato ad un miracolo avvenuto nel 1822. L'affresco della Madonna del Rosario, posto sull'originario altare gentilizio della famiglia Marinangeli fu scoperto il 13 luglio 1822. Collegiata di San Pietro"Il sacrestano salì a suonare i tocchi alle ore ventuno e trovò che la tela di quel primo altare si era rovesciata. Osservò meglio e si accorse che con la caduta della tela era apparsa una bellissima immagine della Madonna del Rosario, anteriore alla erezione dell'altare gentilizio, affrescata al muro, assai bella. Pieno di gioia per la scoperta risalì il campanile e cominciò a suonare a distesa. La gente affluì dai prati e vide, ammirò, implorò. Ci fu anche un segno: un tale Rimualdo Pietropaoli, storpio da tanto tempo, si sentì guarito e lasciò le stampelle, come ricordo appese all'altare. L'avvenimento fu la scintilla di un grande incendio: in seguito ad esso la popolazione del paese ritrovò la sua madre ed acquistò quella spiccata devozione al Rosario che la distinse. Da allora questo ritrovamento viene festeggiato ogni anno. Affresco della Madonna del Rosario dopo il restauro del 2006.

    L'Abbazia di Santa Lucia

    E' una chiesa in stile romanico sita a circa 2 Km da Rocca di Cambio, risale al XII secolo, ed è monumento nazionale. All'interno sono custoditi pregevoli affreschi che risalgono al XII-XIII secolo come opera di insigni pittori abruzzesi di scuola giottesca, e rappresentano scene della vita di S. Lucia, della Passione, della Resurrezione e dell'Assunzione di Maria Vergine, nonché l'Ultima Cena che occupa una intera parete. La facciata della chiesa si presenta sobria con un portale del XV secolo e una piccola finestrella a forma di ruota del periodo medievale. Il campanile a vela è stato aggiunto nel settecento. L'interno è suddiviso in tre navate, con un ampio presbiterio senza absidi.

    San Demetrio Ne' Vestini

    Chiesa della Madonna dei Raccomandati

    Nella parte alta del paese vi è la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, ricostruita nel 1820 e nel cui interno vi sono dei dipinti di Teofilo Patini, di Domenico Caldara e di Luca Giordano. È ad un’unica navata accessibile per mezzo di una scalinata; nella sagrestia un calice del ‘700 e pisside d’argento.

    Chiesa di S. Demetrio

    All’ingresso del paese possiamo incontrare la Chiesa Parrocchiale di S. Demetrio, collocata accanto ad un’antica torre adattata a campanile. Costruita sui ruderi di un tempio dedicato, probabilmente, alla dea Vesta, è intitolata a San Demetrio, martire di Tessalonica, vissuto verso la fine del terzo secolo, da cui il paese ha preso il nome. Citata dall’Antinori nel 1329, fu completamente ristrutturata nel 1600. Tipica chiesa a croce latina, ha l’interno suddiviso in tre campate; quella centrale è coperta da una volta a botte lunettata, mentre quelle laterali sono caratterizzate da volte a crociera. Fra le opere d’arte, che corredano l’interno, emergono un polittico del Rosario del 1595 e una statua equestre, in legno policromo, del titolare.

    Chiesa di S. Giovanni

    A San Giovanni c’è la “Chiesa di San Giovanni Battista”, venne eretta come parrocchia tra l’XI e il XII sec. L’interno, cotituito da due corpi affiancati, conserva affreschi del ’400 e del ’500 tra cui spicca quello della Madonna di Loreto; Nei pressi di Cardabello c’è la “chiesa dell’Annunziata” a pianta centrale dalle forme tardo barocche all’interno e neoclassiche all’esterno, ospita tele del XVIII secolo ed alcune statue settecentesche.

    Secinaro

    La chiesa di San Nicola/Castello e borgo medievale

    La chiesa di San Nicola che imponente e maestosa domina da uno sperone roccioso il paese e la valle subequana, sorge di fatto sui resti dell’antico castello di Secenale. Infatti, a ben vedere, è possibile apprezzare i basamenti delle torri della primitiva costruzione. Fu edificato in epoca successiva alla venuta dei Longobardi tra il IX e il XII secolo, per scopi difensivi e di avvistamento. Il portale della chiesa risale al 1547. Sono presenti al suo interno notevoli opere di valore artistico come pitture sacre e una croce processionale in rame ed argento del 1554, opera di Vincenzo Goberna di Fontecchio.

    La chiesa della Madonna della Consolazione

    Raro esempio di edificio sacro a doppia navata con pavimentazione declive, la chiesa sorge sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Pelina successivamente ampliato nel 1507 come si osserva sull’epistilio dell’ingresso frontale. All’interno si trovano affreschi cinquecenteschi di San Giovanni Battista e Santa Lucia, statue del XVIII secolo e un’antichissima acquasantiera in pietra. Da non perdere la Madonna col Bambino in creta del ‘400 e l’affresco del ‘500 che racconta la leggenda della Vergine portata per cielo e per mare da Costantinopoli.

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